Elisa Lupo

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Lavoro

Pensioni 2026: cosa cambia davvero per chi è vicino all’uscita dal lavoro

Se sei a pochi anni dalla pensione – o hai già maturato i requisiti per andarci – il 2026 è un anno che merita attenzione. La Legge di Bilancio introduce infatti alcune conferme importanti, ma anche chiusure definitive che incidono direttamente sulle scelte di chi è oggi ancora al lavoro.In questo articolo facciamo chiarezza su cosa cambia davvero dal 2026 e su quali opportunità restano concretamente utilizzabili.

Addio a Quota 103 e Opzione Donna (ma con una tutela)

La Legge di Bilancio 2026 conferma la mancata proroga delle principali misure di flessibilità pensionistica, come Quota 103 e Opzione Donna. Il quadro dell’uscita anticipata dal lavoro diventa quindi più rigido, pur continuando a prevedere alcune tutele per le carriere lunghe e per chi svolge lavori gravosi, attraverso percorsi che combinano requisiti anagrafici, contributivi e condizioni specifiche.

C’è però un aspetto fondamentale da chiarire subito: i diritti già maturati non vengono persi.
La normativa conferma infatti il principio della cristallizzazione del diritto. Chi avrebbe potuto accedere a questo tipo di accessi entro il 31 dicembre 2025 e non lo ha fatto, potrà utilizzarli anche negli anni successivi secondo le regole previgenti. In concreto, parliamo di:

  • Quota 103: almeno 62 anni di età e 41  anni di contributi versati;
  • Opzione Donna: per chi al 31/12/2024 aveva almeno 61 anni di età, 35 anni di contributi e l’appartenenza a una delle categorie tutelate individuate dalla legge.

Diversamente, per chi non ha maturato i requisiti entro quella data, queste opzioni non sono più disponibili e non possono più essere utilizzate come canali di uscita anticipata.

Età pensionabile: nessun aumento nel 2026, ma attenzione al 2027

Per tutto il 2026 viene confermato il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita, lo spartiacque arriva dal 2027.
Tutto invariato rispetto al 2025, quindi. Per la pensione di vecchiaia il traguardo resta fissato a 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Chi invece vuole anticipare l’uscita dal lavoro può farlo solo raggiungendo soglie contributive elevate: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
Attenzione però al futuro prossimo. Dal 1° gennaio 2027 tornerà operativo il meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita: è previsto un primo incremento di un mese nel 2027, seguito da ulteriori due mesi dal 1° gennaio 2028.

Cos’è in breve il meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita: introdotto con la riforma Dini del 1995 e rafforzato dalla riforma Monti-Fornero del 2011, è un meccanismo per cui più aumenta l’aspettativa di vita, più si sposta in avanti l’età di pensionamento, perché cresce il periodo in cui la pensione verrà erogata. Il calcolo si basa sulla media biennale dei dati ISTAT.

A regime, quindi, dal 2028 l’aumento complessivo dei requisiti sarà pari a tre mesi:

  • Pensione di vecchiaia: 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028
  • Pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 11 mesi nel 2027 e 43 anni e 1 mese nel 2028. I requisiti sono sempre ridotti di un anno per le donne e continua ad applicarsi per il settore privato la finestra mobile di tre mesi;

    Per chi è molto vicino ai requisiti, il 2026 può quindi rappresentare un anno strategico per evitare l’allungamento delle soglie.

APE Sociale: confermata anche per il 2026

Rimane pienamente operativa l’APE Sociale, acronimo di Anticipo Pensionistico Sociale, uno strumento di uscita anticipata pensato per tutelare lavoratori in condizioni di maggiore fragilità. La Legge di bilancio 2026 ha prorogato al 31 Dicembre 2026 questo strumento per i lavoratori che maturino i requisiti entro tale data.
Possono accedervi, come noto: caregiver (che assistono familiari con disabilità grave da almeno sei mesi), disoccupati (che hanno esaurito la Naspi da almeno 6 mesi), gli invalidi civili (con una percentuale del 74% almeno), i lavoratori che svolgono mansioni gravose (come da elenchi ministeriali).

I requisiti di accesso prevedono:

  • un’età anagrafica di almeno 63 anni e 5 mesi;
  • un’anzianità contributiva di almeno 30 anni (che sale a 36 anni per chi svolge attività gravose);
  • per le donne, una riduzione dell’anzianità contributiva di 12 mesi per ogni figlio (fino a un massimo di 2 anni).

La domanda può essere presentata direttamente dagli interessati, tramite il patronato o Contact Center Multicanale. Per molti lavoratori prossimi alla pensione, l’APE Sociale resta quindi una delle poche vie concrete di anticipo, da valutare con attenzione caso per caso.

Bonus Giorgetti: conviene restare al lavoro?

Confermata fino al 2026 anche una misura poco conosciuta ma potenzialmente interessante: il cosiddetto Bonus Giorgetti.
È rivolta ai lavoratori che hanno già maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria entro il 31 dicembre (42 anni e 10 mesi gli uomini, 41 anni e 10 mesi le donne) ma scelgono di restare in servizio.
Il lavoratore riceve in busta paga un incremento netto pari al 9,19% della retribuzione. Questa somma corrisponde ai contributi previdenziali normalmente a carico del dipendente che non verranno trattenuti in busta paga e non saranno nemmeno versati all’Inps. È una scelta che va valutata con attenzione: aumenta il netto immediato, ma non incrementa la futura pensione.

Il 2026, dunque, non introduce rivoluzioni, ma segna uno spartiacque importante:

  • chi ha maturato i requisiti entro il 2025 è tutelato;
  • alcune strade si chiudono definitivamente;
  • altre restano percorribili, ma richiedono tempestività e consapevolezza.

Per chi è vicino alla pensione, informarsi oggi significa non perdere opportunità domani e fare scelte coerenti con la propria situazione lavorativa e contributiva.

Come sempre, ogni percorso va valutato individualmente: le regole sono uguali per tutti, ma le conseguenze non lo sono mai. Contattami per una consulenza pensionistica personalizzata.

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