Elisa Lupo

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Lavoro

Congedo parentale e permessi per genitori dipendenti, autonomi e adottivi: istruzioni per l’uso

La Costituzione, all’art.37, garantisce una tutela rinforzata alla lavoratrice madre o in gravidanza, assicurando alla donna e al bambino una speciale e adeguata protezione.
Questo principio si traduce, a livello legislativo, in un complesso di tutele dirette da una parte a impedire che la lavoratrice madre sia oggetto di trattamenti discriminatori e dall’altra a lasciare che possa prendersi cura del figlio nel periodo antecedente e successivo al parto. Questo insieme di leggi è contenuto nel Testo unico sulla tutela della maternità.
Nel tempo, la normativa pensata solo per la madre e per i figli naturali, si è andata ampliando includendo anche il lavoratore padre e le tutele in caso di adozione. Entriamo nel dettaglio

Congedo di maternità obbligatorio: come funziona

Il congedo di maternità obbligatorio prevede un periodo di astensione dal lavoro per le lavoratrici dipendenti, articolato in due mesi precedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi alla nascita del bambino. In alcuni casi, è possibile posticipare l’inizio del congedo fino a un mese prima del parto, usufruendo così di quattro mesi dopo la nascita, qualora le condizioni fisiche lo permettano.
La lavoratrice, durante il congedo di maternità, ha diritto all’80% della retribuzione che viene anticipata dal datore di lavoro per conto dell’Inps. In base al contratto collettivo applicato, questa indennità può essere integrata dal datore di lavoro fino a raggiungere il 100% della retribuzione che avrebbe percepito lavorando.
Durante il congedo di maternità, si continuano a maturare ferie, permessi e mensilità aggiuntive.

E per le lavoratrici autonome? Anche le lavoratrici autonome hanno diritto a percepire un’indennità da parte della cassa professionale o della Gestione separata dell’Inps che permetta loro di astenersi dall’attività lavorativa in coincidenza con l’arrivo di un figlio, nonostante l’astensione dal lavoro, in questo caso, non sia un obbligo.

Congedo di paternità obbligatorio

Attualmente, il padre lavoratore dipendente ha diritto a 10 giorni di congedo retribuito al 100%, da fruire tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto. Questo periodo è indipendente dal congedo di maternità della madre.

Congedo parentale: novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro che può essere richiesto da entrambi i genitori nei primi anni di vita del bambino. La durata complessiva tra i due genitori del congedo parentale è di 10 mesi, elevabile a 11 se il padre usufruisce di almeno tre mesi di congedo, interi o frazionati.

La Legge di Bilancio 2025 ha aumentato l’indennità dal 30% all’80% per tre mesi di congedo parentale entro i primi sei anni di vita del figlio. Questa misura si applica sia alla madre che al padre, che però potranno complessivamente beneficiare dei 3 mesi di congedo retribuito all’80%. I mesi successivi saranno invece indennizzati al 30%.
Da precisare, però, che le novità della Legge di Bilancio 2025 sono applicabili solo qualora il bambino sia nato a partire dal 2025.

Congedo parentale per i genitori di figli adottivi

In caso di adozione, la lavoratrice e il lavoratore hanno gli stessi diritti dei genitori naturali: nel loro caso, la data di ingresso in famiglia equivale alla data del parto. La lavoratrice usufruirà del congedo di maternità nei 5 mesi successivi dalla data di ingresso in famiglia del bambino.
Potranno poi usufruire del congedo facoltativo secondo le stesse regole dei genitori naturali.

Permessi per allattamento

Abbiamo già parlato diffusamente dei permessi per allattamento e di come fruirne, ma in sintesi, si tratta di permessi giornalieri retribuiti concessi alla madre lavoratrice dipendente (da una a due ore al giorno a seconda dell’orario lavorativo) entro il 1° anno di vita del/la figlio/a. Da precisare che anche il padre ne ha diritto in alcuni casi specifici:
– qualora i figli siano affidati esclusivamente a lui;
– in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
– qualora la madre non sia lavoratrice dipendente (p.e. lavoratrice autonoma);
– in caso di morte o di grave infermità della madre.

Questa misura è ugualmente valida, negli stessi termini, per i genitori adottivi.

Se hai bisogno di un supporto o di una guida per conoscere i tuoi diritti di genitore lavoratore e farli rispettare al meglio, contattami per una consulenza o per una semplice domanda.

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