L’istituto delle ferie nasce per consentire ai lavoratori di recuperare le energie psicofisiche impiegate nella prestazione lavorativa dopo un anno di attività. Non è però solo una questione di riposo fisico: le ferie hanno anche una funzione sociale, perché permettono di dedicare tempo e cura alle relazioni affettive e sociali. Ecco perché è importante fruirne a tempo debito, anche perché pensare di accumularle per monetizzarle non è proprio una buona idea.
Una cosa importante da sapere è che durante il periodo di ferie spetta la normale retribuzione che si sarebbe percepita lavorando, ma non le indennità legate in modo specifico alla prestazione effettiva, come l’indennità di cassa o i buoni pasto.
Come maturano le ferie
Il diritto alle ferie matura pro quota, cioè in dodicesimi in relazione ai mesi di servizio prestato. In genere, aver lavorato per una frazione di mese pari o superiore a 15 giorni comporta la maturazione di un rateo mensile di ferie. Le ferie continuano a maturare anche durante periodi di assenza come maternità, congedo di paternità o malattia, e persino durante le ferie stesse.
C’è una regola anche per il loro godimento, affinché possano svolgere adeguatamente il loro ruolo di recupero psicofisico: le ferie vanno godute per almeno 2 settimane consecutive nell’anno di maturazione, mentre le restanti 2 settimane possono essere fruite entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.
La normativa, infatti, prevede che il lavoratore abbia diritto a un periodo annuale di ferie non inferiore a 4 settimane, spesso incrementato dai contratti collettivi.
Cosa succede alle ferie non godute
Uno dei dubbi più frequenti riguarda i giorni di ferie non utilizzati. Se non si riesce a esaurire tutti i giorni maturati, questi non si perdono bensì si accumulano a quelli maturati l’anno successivo. Il loro controvalore economico, però, non è liquidabile durante il rapporto di lavoro, una scelta normativa che serve a evitare che le ferie vengano “monetizzate” invece che effettivamente godute, perdendo così la loro funzione di recupero psicofisico. La liquidazione delle ferie maturate e non ancora godute è possibile solo alla cessazione del rapporto di lavoro.
Va inoltre ricordato che i lavoratori possono cedere a titolo gratuito le ferie maturate ad altri dipendenti dello stesso datore di lavoro, per consentire loro di assistere figli minori che, per condizioni di salute particolari, necessitano di cure costanti. Le modalità sono definite dal contratto collettivo applicato, ma in ogni caso si possono cedere solo i giorni eccedenti le 4 settimane di ferie accumulate.
Chi decide quando si possono prendere le ferie
Le ferie sono un diritto irrinunciabile, sancito dalla Costituzione. Come spesso accade quando si parla di diritti, però, quello del lavoratore incontra il limite del diritto di un’altra parte: in questo caso, l’esigenza del datore di lavoro di organizzare in modo ordinato l’attività dell’impresa.
Questo significa che il lavoratore non può scegliere in autonomia e senza vincoli il periodo di ferie: la loro fruizione va coordinata con le esigenze produttive e organizzative aziendali. È il datore di lavoro a stabilire quando il dipendente può assentarsi, tenendo però conto sia delle esigenze dell’impresa sia degli interessi del lavoratore.
Una prassi che aiuta a conciliare entrambe le posizioni è la definizione, a inizio anno, di un piano ferie: l’azienda comunica un arco temporale ampio in cui è possibile fruire delle ferie e il numero di risorse necessarie per ogni unità aziendale in quel periodo, mentre i lavoratori scelgono i giorni preferiti all’interno di quei margini.
Il datore di lavoro può anche modificare un periodo di ferie già concordato, se sopraggiungono mutate esigenze aziendali, ma deve darne comunicazione al lavoratore con un congruo preavviso e comunque prima dell’inizio del periodo di ferie, dato che durante le ferie il lavoratore non è tenuto a essere reperibile.
Malattia durante le ferie
Un’ultima distinzione utile riguarda cosa succede se ci si ammala durante le ferie. Dal punto di vista giuslavoristico, l’infortunio si differenzia dalla malattia perché avviene in occasione di lavoro: durante le ferie, quindi, si può parlare di malattia ma non di infortunio. Quindi, per intenderci, se in settimana bianca si cade e ci si fa male, non si tratta di infortunio ma di malattia
La malattia insorta durante le ferie non le sospende automaticamente in ogni caso: questo accade solo se la malattia è incompatibile con la funzione di riposo, recupero delle energie e ricreazione propria delle ferie.
In caso di malattia, il lavoratore deve inviare tempestivamente al datore di lavoro il numero di protocollo del certificato medico, come per qualsiasi altra malattia. Il datore di lavoro, dal canto suo, può richiedere controlli sanitari per verificare che la malattia comprometta effettivamente il recupero psicofisico che le ferie sono chiamate a garantire.
Niente paura: se compatibile con l’organizzazione aziendale, le ferie programmate e non godute a causa della malattia possono essere fruite in un momento successivo.
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