Elisa Lupo

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Quante volte hai sentito dire che i contributi versati all’estero “si perdono”? È una delle convinzioni più diffuse tra chi ha lavorato fuori dall’Italia, eppure è falsa. I contributi versati in giro per il mondo possono seguirti ovunque tu vada e la legge è dalla tua parte.
Come funziona nella pratica, però, dipende dal Paese in cui hai svolto la tua attività. Vediamolo nel dettaglio.

Paesi dell’Unione Europea: la totalizzazione dei periodi contributivi

Se hai lavorato in uno o più paesi dell’UE, si applica il principio della totalizzazione: i periodi contributivi versati nei diversi paesi si sommano per verificare se hai i requisiti necessari per andare in pensione, esattamente come se fossero stati versati tutti in Italia.
Gli importi, però, vengono calcolati separatamente. Ogni paese paga la propria quota di pensione, proporzionale ai contributi effettivamente ricevuti.

L’importante è inoltrare la domanda all’ Istituto di Contatto. Per i paesi UE, devi rivolgerti all’istituto previdenziale del paese in cui risiedi al momento della domanda, oppure di quello in cui hai versato gli ultimi contributi.

Paesi extra UE convenzionati con l’Italia: gli accordi bilaterali

Se hai lavorato in Paesi extra-UE, dovrai verificare la presenza o meno di accordi bilaterali di previdenza sociale. Ogni accordo ha le proprie specificità, quindi è sempre consigliabile verificare i dettagli del singolo trattato che riguarda il tuo caso. In linea generale, tutti questi accordi perseguono tre obiettivi comuni:

  1. Sommare i periodi contributivi dei due paesi per raggiungere i requisiti pensionistici
  2. Garantire parità di trattamento rispetto ai cittadini del paese in cui hai versato i contributi
  3. Permettere il pagamento della pensione anche sul territorio di un paese diverso da quello che la eroga — così come avviene all’interno dell’UE

Nel caso in cui non vi sia un accordo sottoscritto, è bene informarsi sulle politiche previdenziali del singolo Paese. Quest’ultimo potrebbe liquidare la pensione solo a coloro che maturano i requisiti esclusivamente in quel Paese, quindi bisogna informarsi bene prima di iniziare l’esperienza all’estero.

L’INPS permette comunque il riscatto dei contributi accumulati nei Paesi non convenzionati, ma si tratta di un riscatto oneroso, a pagamento. Il costo è definito dall’ente previdenziale sulla base della retribuzione e dell’anzianità contributiva.

Previdenza complementare: attenzione alla portabilità

Fin qui abbiamo parlato di previdenza obbligatoria. Ma se stai pensando anche a un fondo pensione integrativo, c’è una regola fondamentale da tenere a mente: sottoscrivi il fondo nel paese in cui hai la residenza fiscale.

Perché? I benefici fiscali dei fondi pensione (deducibilità dei versamenti, tassazione agevolata) si applicano solo ai residenti di quel paese. Se sei residente all’estero e hai un fondo pensione italiano, non puoi dedurre i versamenti in Italia (non sei residente) né nel paese in cui ti trovi (il fondo è straniero). Risultato: perdi i vantaggi fiscali su entrambi i fronti.
Quando valuti un fondo integrativo all’estero, verifica sempre:

  • Le condizioni di portabilità: potrai trasferire la posizione quando cambierai paese?
  • Le condizioni di riscatto: quando e come potrai recuperare il capitale accumulato?

Per chi si muove all’interno dell’Unione Europea, esistono i PEPP (Pan-European Personal Pension Product), fondi pensione europei con portabilità garantita tra paesi UE: una soluzione pensata proprio per chi ha carriere transnazionali.

Una check list per mantenere in ordine la posizione previdenziale

  1. Prima di lasciare il Paese estero
    Richiedi un’attestazione dei periodi lavorati e dei contributi versati all’istituto di previdenza locale;
  2. Al rientro in Italia
    Richiedi a INPS l’estratto contributivo estero e verifica che tutte le informazioni siano presenti e corrette;
  3. In ogni fase
    Conserva tutta la documentazione relativa alla tua carriera estera (buste paga, contratti, attestazioni contributive)
    – Per la previdenza complementare, tieni traccia della posizione accumulata in ogni Paese;
    – Verifica le condizioni di portabilità del tuo fondo pensione prima di cambiare Paese.

Ho redatto una guida più completa, con il caso specifico di chi si trasferisce in Inghilterra dopo Brexit e di chi viene inviato all’estero dalla propria azienda italiana. Puoi scaricarla qui.

Se hai dubbi sulla tua situazione specifica (specialmente se hai lavorato in più paesi o in paesi non convenzionati) il consiglio è quello di rivolgerti a un consulente del lavoro o previdenziale per una verifica della tua posizione contributiva. Contattami per una consulenza: prima lo fai, più opzioni hai a disposizione.

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